a cura di Terry Bruno pubblicato su Karmanews

Storia emblematica di una famiglia iraniana che rivela luci e ombre del regime
Titolo Originale Les Graines du figuier sauvage
Regia Mohammad Rasoulof
Cast: Misagh Zare, Soheila Golestani, Mahsa Rostami
Nazione Francia
Distribuzione Lucky Red e BIM
Durata 168 minuti
Anno 2024
Il seme del fico sacro è un film coraggioso che lascia uno strascico emotivo intenso in chi lo guarda. È una denuncia audace e cruda del regime iraniano, di come annienti l’identità del suo popolo, soprattutto quello femminile. Il film è una metafora nella metafora, partendo già dal titolo che rende l’idea di cosa poi il regista, Mohammad Rasoulof. perseguitato dal regime degli ayatollah per il suo pensiero politico, voglia comunicare agli spettatori.
Il titolo prende spunto dalla pianta di fico considerato sacro nella cultura induista e in particolare quella buddhista, secondo cui Buddha era seduto proprio sotto i rami del fico nel momento in cui ebbe la sua massima rivelazione. La caratteristica di tale pianta sta in come cresce: i suoi semi germogliano e crescono sui rami di un albero morente per poi sostituirsi a esso.
Più precisamente parliamo del Ficus religiosa o albero della bodhi, cioè dell’illuminazione.
Iran: la speranza riposta nelle nuove generazioni
Ed è proprio qui l’allegoria del titolo: la speranza che le nuove generazioni di donne e uomini dell’Iran possano annullare, con la loro resistenza e ribellione, il potere degli ayatollah. Un potere teocratico che s’insinua nella vita pubblica e privata del popolo con le sue ideologie.
Nel film il regista inserisce spezzoni di video reali della polizia ordinaria e della polizia morale che reprimono il movimento delle universitarie e degli universitari, creando così forti emozioni. Attraverso la storia di una famiglia apparentemente normale viene raccontato l’aspetto più buio della Repubblica Islamica e il modo in cui le donne vengono trattate, una condizione di sudditanza e annientamento della loro identità. Il rispetto della legge secondo cui le donne debbano obbligatoriamente indossare il velo è attuato dal ritorno della polizia morale, che effettua controlli in nome della morale. Chi si rifiuta viene aggredita violentemente e impedita ogni forma di autonomia.
Una promozione inquietante
È la storia di Iman, un uomo quarantenne che sta per essere promosso a giudice istruttore del tribunale della Guardia rivoluzionaria, colui che emette le condanne a morte secondo le direttive del governo, senza poter dissentire.
In famiglia c’è molta soddisfazione per questa promozione soprattutto da parte della moglie Najmeh, perché in questo modo potranno permettersi una casa più grande in cui ognuna delle tre figlie potrà avere una propria stanza.
Le figlie sono all’oscuro del lavoro del padre, sino al momento in cui una cara amica della figlia maggiore resta ferita, arrestata, per poi scomparire come tante altre ragazze represse durante le rivolte.
Da questo momento in poi una serie di eventi si susseguono, come il tormento interiore di Iman per il suo lavoro; la paura di essere spiato dopo la scomparsa della pistola assegnatagli per protezione, tanto da convincersi che la colpevole sia in famiglia; il voler scoprire la verità si tramuterà in un’escalation di violenza.
Il seme del fico sacro, al di là dell’aspetto politico, è interessante dal punto di vista psicologico, perché ci permette di capire le dinamiche interpersonali uomo-donna, genitori-figli in un contesto sociale che s’insinua nei rapporti, portando a rotture insanabili.
Emergono anche le complesse dinamiche tra le generazioni. Un padre aguzzino, preso dalle sue paure e dalla sua carriera senza alcun dialogo con le proprie figlie; una madre vissuta all’ombra di un padre problematico che ha assorbito le regole del regime, ma che di fronte alle repressioni a cui verranno sottoposte lei e le figlie sfiderà preconcetti e dogmi.
L’estremo coraggio delle nuove generazioni
È il confronto con la realtà che scatena le reazioni. Ed è proprio nelle nuove generazioni che le ideologie, le bugie e le oppressioni si dissolvono con estremo coraggio. È un film di grande sottigliezza psicologica e politica insieme, in grado di evidenziare le contraddizioni e le condizioni in cui vivono le persone oggi in Iran. Non ci sono proclami, né scene madri, ma una tale lucidità che penetra dentro come un filetto affilato senza che lo spettatore se ne accorga, grazie alla veridicità di molte immagini.
Il seme del fico sacro termina con un messaggio di speranza. In contrapposizione alle repressioni del regime, nella scena finale si vedono tantissime donne che protestano per strada, con i capi scoperti e le hijab che volano via trascinate dal vento. Un’altra metafora per esprime la speranza che la ribellione possa finalmente riuscire a soppiantare un albero che prima o poi morirà. Forse sarà un prezzo altissimo per una speranza di libertà, ma prima o poi i nuovi germogli trionferanno.
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