EARTH-NLP

La paura di essere invisibili

Terry BrunoPsicologia4 months ago1 Views

Una sofferenza che nasce dalla sensazione di non essere visti per come si è

a cura di Terry Bruno pubblicato su Karmanews

Magritte 3 uomini

Non essere visti deriva dalla sensazione di quando, bambini, non ci sentivamo accettati.

Viviamo in una società iperconnessa, dove spesso si vive di apparenza. Eppure, sembrerà strano, mai come oggi tante persone si sentono invisibili. Alla base c’è un bisogno profondo, essenziale, quello di essere veramente visti.

Ma cosa intendiamo per “essere visti”?
Essere visti non significa semplicemente essere notati o riconosciuti. Significa essere riconosciuti nella propria unicità, sentire che qualcuno riesce a identificarci oltre le maschere, i ruoli e le difese. In pratica sentirsi validati, accolti, compresi.

Nel mio lavoro clinico, incontro spessissimo persone che hanno un profondo dolore, ansia, insicurezza, senza capire cosa c’è alla base. Se si va più a fondo, quasi sempre si riscontra un vuoto relazionale: non essere stati visti abbastanza. Uno può chiedersi cosa questo può significare. Ci riferiamo alla mancanza di attenzione, accoglienza, amore, di essere semplicemente sé stessi nel momento in cui si aveva più bisogno.

Le radici del bisogno

bimbo allo specchio di Vika Glitter
Foto di Vika_Glitter da Pixabay

Questo bisogno si sviluppa nei primi anni di vita. Il bambino guarda il genitore in cerca di uno sguardo che dica: “Ti vedo. Ti riconosco. Tu sei importante per me.” Quando questo sguardo manca, si forma una ferita invisibile, ma potente. Si cresce con l’idea di dover “fare” qualcosa per meritare di essere visti, di doversi adeguare, di dover nascondere parti di sé per essere amati.

E così, da adulti, possiamo ritrovarci in relazioni lavorative o sentimentali dove ci sentiamo soli anche in compagnia, o in lavori in cui diamo tanto senza sentirci mai abbastanza. Il bisogno di essere visti non scompare: si trasforma, si camuffa, ma continua a bussare.

Il concetto di “mirroring” (rispecchiamento), sviluppato dallo psicologo Donald Winnicott (1971), sottolinea come i bambini costruiscono la loro identità attraverso il riflesso emotivo che ricevono dai genitori. Quando questo riflesso è assente o distorto, si creano dei traumi interiori che possono durare tutta la vita. La conseguenza è uno sviluppo di modelli interni negativi di sé. Alcuni studi condotti dal Minnesota Longitudinal Study of Risk and Adaptation (2005), dimostrano come l’attaccamento insicuro precoce determini difficoltà relazionali, scarsa autostima e vulnerabilità in età adulta.

Le conseguenze dell’invisibilità

faespencer
Foto di faespencer da Pixabay.

Quando una persona non si sente vista può presentare disturbi d’ansia o stati depressivi, in quanto si sente di non valere, di non essere importante, può così decidere di ritirarsi in se stessa e dal contesto in cui vive. Ma può avere anche comportamenti opposti distruttivi pur di avere attenzione. È come se dicesse: «Guardami io ci sono».

Il modo in cui ci vedono gli altri ha un impatto significativo su di noi. Siamo portati a rafforzare quella visione, a modellare i nostri comportamenti per conformarci alle aspettative altrui. Le relazioni che s’intraprendono possono essere non equilibrate a causa della continua ricerca di approvazione. Se lungo il proprio cammino s’incontra un soggetto narcisista si crea una dipendenza affettiva in quanto, chi si sente invisibile, trova qualcuno che sembra considerarla. Si crea così un circolo disfunzionale in cui per ottenere ciò che si vuole si è disposti a mantenere qualunque cosa anche a costo del proprio benessere emotivo.

Come si cura questa ferita?

JohnHain
Immagine di JohnHain da Pixabay.

Il primo passo è accettare se stessi, anche le proprie vulnerabilità, dando spazio a quelle parti che abbiamo messo a tacere per anni.
Qualche volta, nei casi di profondo disagio, è cosigliabile rivolgersi a un professionista per fare un lavoro specifico su di sé.

Durante il percorso terapeutico il paziente si sente riconosciuto in quanto il terapeuta guarda davvero il paziente, lo ascolta senza giudizio, lo accoglie per come è. Il vantaggio di questa relazione è la riattivazione della fiducia dimenticata, e una sensazione nuova: “Forse posso esistere così come sono.”

Occorre ricordare che il desiderio di essere visti non è un segno di debolezza, ma un’antica ferita da sanare e anche un percorso verso l’autorealizzazione. Meritare uno sguardo vero, che dica: “Ti vedo, e quello che sei ha valore per me” è un diritto, non un privilegio. Essere visti ci restituisce a noi stessi.

0 Votes: 0 Upvotes, 0 Downvotes (0 Points)

Leave a reply

Previous Post

Next Post

Loading Next Post...
Segui
Search
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...