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Quando si blocca il dialogo con figli

Terry BrunoPsicologia1 year ago1 Views

Come affrontare il dialogo durante il delicato momento dell’adolescenza?

pexels ron lach

 

La comunicazione tra genitori e figli presenta sempre varie sfaccettature, spesso offuscate. Si pensa che la comunicazione sia stata facile durante l’infanzia per diventare impossibile durante l’adolescenza e forse ritornare a essere nuovamente più facile in seguito. In realtà ogni età presenta tantissime difficoltà, che

La picoterapeuta Terry Bruno

possono essere visibili subito o in seguito.

Io amo dire che genitori non si nasce, ma si diventa, proprio perché ognuno di noi attua da genitore quello che ha vissuto o che avrebbe voluto vivere. Ma proprio questo assunto è ciò che può provocare l’insorgenza di eventuali problemi e incomprensioni, perché si dimentica di avere di fronte una persona diversa da noi e con esigenze differenti. Infatti sento spesso frasi del tipo: «Mio figlio non mi ascolta, non parla, non c’è comunicazione tra noi». Dall’altro lato risuonano frasi del tipo: «I miei non capiscono, non mi prestano attenzione, è inutile parlare con loro».

 Le maggiori incomprensioni emergono nell’adolescenza

Quando si blocca il dialogo con figli
Foto di master1305 da freepik

Spesso il gap generazionale è talmente ampio che le incomprensioni diventano sempre maggiori. Senz’altro l’ingresso nell’età adolescenziale è spesso turbolento e non fluido, non solo perché il proprio figlio ha bisogno di acquisire una propria identità, ma perché cambiano le dinamiche e soprattutto si perde quella sorta di gestione e protezione a cui si era abituati.

Infatti per i genitori è difficile accettare questo cambiamento, cercare di entrare nella mappa del mondo del proprio figlio e capire le sue trasformazioni, i suoi nuovi bisogni, come favorirgli l’autonomia, fare in modo che impari a decidere da solo e a evitare di essere controllante e soffocante.

Nascono così le incomprensioni, le discussioni, le ribellioni, barriere sempre più alte che si creano tra queste due fazioni in completo assetto di guerra.
I genitori, particolarmente durante la fase dell’adolescenza, incominciano a sentirsi non più importanti, esclusi e scavalcati dagli amici, dai fidanzatini/e, dalla voglia di esplorare il mondo stando il più possibile fuori casa. I figli, dall’altra parte, hanno il rifiuto delle regole, dell’autorità, vissuta restrittiva e incomprensibile. Le sfide prendono il posto della comunicazione e nasce un braccio di ferro tra le due generazioni sempre più lontane.

Comunicazione conflittuale che crea distanza, incomprensione e sofferenza

Quando si blocca il dialogo con figli
Nel film “Gente comune” di Robert Redford, l’incomunicabilità tra una madre distante (Mary Tyler Moore) e il figlio (Timothy Hutton).

Situazione non facile: per questo motivo occorre creare una comunicazione efficace con il proprio figlio, una comunicazione non violenta che si basa su un ascolto attivo, empatico, senza giudizio. Sì perché molto spesso noi adulti, invece di cercare di capire cosa stanno vivendo i nostri figli, il loro stato d’animo, non facciamo altro che iniziare a giudicare, a sminuire magari un problema per loro importante.

Per capire meglio tale concetto supponiamo che il proprio figlio adolescente abbia litigato con gli amici o si sia lasciato con la fidanzatina/o, risultato: urla, pianti, rabbia e inappetenza.

Nel momento in cui lui cerca di parlare con il proprio genitore di ciò che prova o pensa, ecco che quest’ultimo inizia a sminuire la situazione asserendo che magari sarà stato un litigio passeggero o che non si può stare male per un amore vissuto per poco tempo.

Pur avendo buone intenzioni, cioè di cercare di rassicurare il proprio figlio, ottiene l’effetto opposto: una chiusura, un blocco e un innalzamento di barrire. Quello che andrebbe fatto in questi momenti di disperazione è soprattutto ascoltare, cercare di capire i suoi stati d’animo, i suoi pensieri e perché la situazione è per lui così importante, devastante. Dobbiamo ricordare che il problema è dato da come ognuno di noi lo vive e non dalla sua entità.

I due tipi di linguaggio dei genitori

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Disegno di BiancaVanDijk da Pixabay

Lo psicologo Marshall Rosemberg ha evidenziato due tipi di linguaggio che il genitore può adottare con il proprio figlio: linguaggio sciacallo e linguaggio giraffa. Il primo viene attuato pretendendo qualcosa dall’altro, attraverso punizioni o ricompense in base a ciò che viene considerato giusto o sbagliato, appropriato o inappropriato, bravo o cattivo.

Il secondo si basa sulla comunicazione non violenta, cercando di badare alla relazione con l’altro e gli eventuali problemi connessi, in modo più aperto, al di là delle apparenze, cioè  di cogliere e riconoscere i sentimenti e i bisogni del figlio indipendentemente da come vengono manifestati.

In una società sempre più complessa, i ragazzi hanno bisogno di avere accanto adulti che riescano a far emergere le risorse utili alla creazione della propria identità .e del proprio futuro.

Foto di copertina di on Lach da Pexels

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