Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo che si manifesta con ossessioni e/o compulsioni. Sia le ossessioni che le compulsioni interferiscono con le attività quotidiane del soggetto. Le persone affette da tale disturbo sono costrette a mettere in atto dei rituali (lavaggi frequenti, forme di controllo, contare) che non fanno altro che alleviare la sintomatologia ossessiva. Questo disturbo è caratterizzato principalmente da: ripetitività, frequenza e persistenza dell’attività ossessiva. I pensieri intrusivi si ripresentano
Esaminiamo più nel dettaglio cosa sono le ossessioni e le compulsioni.
Le ossessioni sono determinate da immagini o da pensieri ricorrenti e persistenti, vissuti come intrusivi e indesiderati che si presentano alla mente con frequenza e permangono in modo duraturo e continuo. Nella maggior parte degli individui, causano molta ansia o disagio. Chi ne è affetto tenta di ignorare o sopprimere tali pensieri o immagini e di neutralizzarli mettendo in atto delle compulsioni.
Le ossessioni insorgono improvvisamente nella mente e vengono percepite come pensieri:
Nel momento in cui si cerca di neutralizzare le immagini o i pensieri, vengono messe in atto le compulsioni.
Ma cosa intendiamo per compulsioni?
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a eseguire in risposta a un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente, cioè il dover ad esempio ripetere un gesto un certo numero di volte, affinché lo stato di ansia si riduca e si è più sicuri. I comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre l’ansia o disagio, o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti. E sono eccessivi. Inoltre le ossessioni o le compulsioni implicano un dispendio di tempo (es. più di 1 ora al giorno) o causano disagio in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
Quindi, cosa intendiamo quando si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo?
È un disturbo che in passato veniva classificato all’intero della categoria dei “Disturbi D’Ansia”. Il DOC gode, nella più recente versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), di una categoria a sé stante, nota come “Disturbo Ossessivo Compulsivo e Disturbi Correlati”.
Spesso è diagnosticato in comorbidità con altri disturbi, come:
-la Tricotillomania (strapparsi i capelli)
-lo Skin-picking (cioè il procurarsi le escoriazioni)
-la Disposofobia o Disturbo da Accumulo (cioè la tendenza ad accumulare qualsiasi tipo di oggetto, indipendentemente dai motivi sentimentali).
Più dettagliatamente, la categoria diagnostica del DOC ad oggi, comprende:
Alcuni dei disturbi che rientrano nella categoria “Disturbo Ossessivo Compulsivo e Disturbi Correlati”, come ad esempio il DOC, hanno una stretta correlazione con i disturbi d’ansia. Sono invece diversi dalle normali preoccupazioni e dalle preoccupazioni dello sviluppo in quanto sono eccessivi e persistenti, ben oltre l’età dello sviluppo.
Per poter effettuare una diagnosi di DOC, è necessaria quindi, la presenza di ossessioni e/o compulsioni. La terapia maggiormente indicata per la cura di questo disturbo, è quella di tipo cognitivo comportamentale. Inoltre, nelle manifestazioni più gravi del disturbo, risulta essere di aiuto l’associazione a una terapia farmacologica.
Neuroscienze: Il DOC e i correlati neurali
Nonostante i dati presenti in letteratura siano ancora in evoluzione, si iniziano a delineare dei modelli sempre più definiti del Disturbo Ossessivo Compulsivo a livello neuro-anatomico.
Da un punto di vista anatomico è stato dimostrato che nei pazienti con DOC si ha una maggiore attivazione e del nucleo caudato bilaterale e della corteccia orbito-frontale sinistra, aree deputate rispettivamente all’apprendimento e all’elaborazione cognitiva del processo decisionale. Tale iperattivazione è associata al fatto che questi pazienti tendono a sovrastimare le conseguenze negative di un’azione/com-portamento e questo è alla base dei pensieri ossessivi tipici di questi pazienti.
Anche quando, i pazienti mettono in atto le compulsioni, si attiva sia il nucleo caudato sia la corteccia orbito-frontale che causerebbero una perdita di inibizione e di autocontrollo.
Le risposte ansiose marcate di questi soggetti sono causate da una maggiore attivazione della corteccia cingolata anteriore che genera uno squilibrio al livello del sistema limbico (deputato alla regolazione degli stati emotivi).
Nello specifico, il circuito fronto-dorso-parietale è implicato nei processi di formazione dei pensieri, nei processi di “shifting attentivo” (ovvero spostamento dell’attenzione) e di inibizione dell’attenzione. Tutto questo potrebbe spiegare lo sforzo costante e fallimentare che i pazienti affetti da DOC effettuano per ignorare i pensieri ossessivi e spostare l’attenzione altrove, lontano da essi.
Tutte queste aree sono attivate da due vie: una diretta e una indiretta, che normalmente si bilanciano fra loro. Le “aree prefrontali”, anche dette di “ordine superiore”, sono deputate alla pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi. Esse sono una vera e propria guida dei pensieri e delle azioni in accordo ai propri obiettivi e calibrano, regolano le “aree sottocorticali” che si occupano invece, di elaborare le emozioni. In un disturbo come il DOC è presente un forte sbilanciamento di queste due vie. Infatti la via diretta è iperattiva.
Ma cosa significa che la via diretta risulta iperattiva?
Questo indica che la corteccia orbito-frontale si trova in uno stato di iperattivazione e che di conseguenza, come un effetto a cascata, è eccessivo anche il suo controllo sullo striato, ovvero l’insieme di componenti cerebrali, che si occupa di pianificazione e non solo. Questa alterazione causerebbe una mancanza di inibizione dei pensieri interferenti.
Inoltre, un’altra area attiva in maniera significativa è l’amigdala (una componente appartenente al sistema limbico, deputata alla regolazione degli stati di paura e/o ansia). In diversi studi su pazienti affetti da DOC infatti, è stato possibile registrare una risposta emotiva significativa di paura e ansia condizionate in risposta ai pensieri disturbanti.
Se analizziamo il disturbo in questione, da un punto di vista neuropsicologico, risultano compromesse alcune delle funzioni esecutive: quali la “working memory”, cioè il mantenimento delle informazioni e la loro manipolazione per l’esecuzione di un compito e lo “shifting attentivo,” ovvero la capacità di passare rapidamente da un compito all’altro.
Il DOC attraverso il cinema
Per capire meglio tale disturbo prendiamo in considerazione tre film: “Qualcosa è cambiato”, “The Aviator” e “Toc Toc”. In ognuno di questi film si può osservare come il DOC sia invalidante per chi lo presenta e come si manifesta.
Nel film “Qualcosa è cambiato” è possibile avere un’immagine ben chiara di tale tipo di patologia. Il protaqonista Melvin Udall è un affermato scrittore che vive a New York, con un pessimo carattere, in pratica un misantropo. È ostile e umiliante con gli altri. Melvin è affetto da disturbo ossessivo compulsivo che è ben visibile in diverse scene della pellicola: non può fare a meno di calpestare le linee orizzontali del pavimento, ripetere le parole mentalmente, avere un timore eccessivo per i germi. Quando si reca al ristorante di Carol, porta sempre con sé le proprie posate di plastica, per evitare di utilizzare quelle “contaminate” fornite dal locale. Melvin è eccessivamente attento ai dettagli, è meticoloso, non ama divertirsi e curare le amicizie. inoltre si aspetta che gli altri si sottomettano al suo modo di fare, è rigido e testardo. Quando deve manifestare i suoi sentimenti lo fa in maniera così goffa tanto da trasformare una dichiarazione d’amore in un’offesa. Come accade in molti individui affetti da DOC, Melvin ha scarsa consapevolezza dei suoi stati emotivi e non riesce a padroneggiarli.
Molto spesso, il DOC può essere la conseguenza di alcuni comportamenti subiti durante l’infanzia. Questo è ben descritto nel film “The Aviator”, in cui ritroviamo un Howard Hughes di nove anni, nudo, che viene lavato accuratamente dalla madre con del sapone nero, mentre lo mette in guardia dalle conseguenze del colera e del tifo, che nel 1913 avevano colpito la cittadina di Houston. Questa giovane donna, probabilmente anch’essa affetta da disturbo ossessivo compulsivo, lascerà un segno indelebile nel figlio, che si ritroverà, da adulto, nuovamente esposto e vulnerabile a combattere contro le proprie ossessioni che sono ormai penetrate nella sua pelle, così come la schiuma del sapone da cui non saprà mai separarsi. Il protagonista presenta: un disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione e una paura patologica dello sporco e dei germi (detta anche rupofobia o germofobia). Questo terrore di essere infetto, lo porta a lavarsi di continuo le mani, tanto da portare sempre con sé in tasca il suo sapone nero. Non tocca le posate altrui, beve solo latte da bottiglie di vetro ermeticamente sigillate, mangia pezzettini di cioccolata non vicini al bordo, apre le maniglie delle porte con i fazzoletti, prova disgusto per la carne al sangue, e ha persino rivestito la cloche del suo aereo con del cellophane.
Le ossessioni essendo delle idee ricorrenti, persistenti e angosciose, vengono vissute come intrusive e inappropriate e spesso vengono riconosciute dalla persona come un prodotto della propria mente. Infatti, Howard riferisce di avere frequentemente delle idee folli e che a volte “ha davvero paura di giocarsi il cervello”. Inoltre Howard presenta dei comportamenti compulsivi: il lavaggio delle mani e la ripetizione di frasi. Il suo quadro clinico lo condurrà sempre più a un distanziamento progressivo tra il mondo reale e la perdita drammatica della propria libertà.
Nel film “Toc Toc”, si ha la possibilità di osservare diverse varianti del DOC attraverso le vicende di 6 personaggi che si ritrovano nello studio di un famoso psicoterapeuta che, a causa di un disguido tecnico, ha dato appuntamento a tutti alla stessa ora. Mentre aspettano l’arrivo del dottore che è in un estremo ritardo… iniziano a confrontarsi, parlando dei propri vissuti e traumi. Tra i protagonisti del film ritroviamo:
Nell’attesa che arrivi lo psicoterapeuta, i pazienti cominciano una sorta di terapia di gruppo, nel corso della quale l’iniziale diffidenza e la scarsa tolleranza per le rispettive manie, si trasformeranno in simpatia e solidarietà reciproca. Il film ci aiuta a comprendere quanto il disturbo ossessivo compulsivo possa compromettere la quotidianità degli individui affetti da tale patologia, portando talvolta alla solitudine e all’isolamento. D’altra parte, il film offre una luce di speranza, e mette in evidenza, come il riuscire a fronteggiare i propri problemi, possa essere una fonte di supporto. Chiedere aiuto a un professionista, uno psicoterapeuta è di fondamentale importanza. Oltre a questo, il film spiega che il confronto e l’incontro tra persone affette da patologie simili fra loro, può creare un senso di solidarietà e di unione e, di conseguenza, a fronteggiare la malattia nel migliore dei modi.