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Le origini del senso di colpa

Terry BrunoPsicologia1 year ago1 Views

Risalgono spesso alla nostra infanzia, condizionandoci per tutta la vita

a cura di Terry Bruno, pubblicato su Karmanews

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Il senso di colpa è come un tarlo silenzioso, di cui a volte non siamo del tutto consapevoli.

Chi vive il senso di colpa è come se avesse un nemico in casa, un nemico di cui ha consapevolezza della sua esistenza ma che non riesce a definirlo, a individuarlo, perché ogni volta che cerca di affrontarlo gli sembra di combattere contro i mulini a vento, di fendere a vuoto l’aria con la spada. Il risultato è un senso d’impotenza , di frustrazione, di vergogna, di autocolpevolizzazione.

Colpa e senso di colpa non sono la stessa cosa
Mentre la colpa è una sensazione che si prova nel momento in cui è avvenuto qualcosa e ormai non c’è più nulla da fare, il senso di colpa si manifesta quando c’è un’incongruenza tra ciò che si ritiene giusto in base ai propri ideali, regole morali e contesto sociale e il proprio comportamento. Infatti viene anche

definito emozione morale in quanto conseguenza di un comportamento non etico, non morale. È un disagio che vive chi non si stima sufficientemente perché crede che tutto ciò che fa, pensa o prova sia inadeguato. Ci si sente sbagliati e imperfetti già prima di agire, prima di presentarsi, inadeguati prima di aver parlato. Se il senso di colpa lo si avverte continuamente, in tutte le circostanze, allora si parla di conflitto nevrotico di colpa.

Quando si forma il senso di colpa?
Le origini del senso di colpaQuando si è piccoli una delle cose che si imparano e si cercano disperatamente è che se si vuole star bene ed essere amati, è fondamentale essere accettati, apprezzati, considerati dagli altri. Si parte dai genitori per poi arrivare a tutti gli altri che si incontrano lungo il cammino della propria vita.
Ed è proprio la relazione con i genitori che fa nascere quell’emozione e cognizione che è alla base del primo tassello della propria personalità. Quando si avverte la colpa in seguito a comportamenti effettuati, di cui molto spesso non si è responsabili, vuol dire che la propria autostima è stata colpita e ferita durante l’infanzia. Il senso di colpa nasce per la paura di essere picchiato/a, punito, rimproverato, e per la paura di poter deludere le persone più care che un bambino ha: i genitori.

La paura di non essere amati

Le origini del senso di colpa
Foto generata da AI per Pixabay

Durante l’infanzia, il bambino in seguito ai rimproveri dei genitori, definisce dentro di sé cosa è giusto o sbagliato. Se a questi rimproveri si aggiungono anche messaggi che possono inserirsi profondamente nella mente, da adulti se ne risente. Facciamo un esempio: supponiamo che il bambino sia stato rimproverato per qualcosa e che poi la mamma, dopo il rimprovero gli dica: «Ecco, ora per colpa tua mi sento male», o «Se lo fai di nuovo non ti vorrò più bene», o ancora «Sei proprio cattivo, non t’importa niente delle conseguenze». L’elenco potrebbe essere infinito.

Il problema è che tali asserzioni spesso vengono fatte inconsciamente, senza rendersi conto dei danni che vengono attuati. Ma ci sono molti casi in cui ci si rende conto dei vantaggi che si hanno e si continua a colpevolizzare consapevolmente. Tali frasi non fanno altro che creare una forte emozione nel bambino che teme di poter perdere il supporto e l’amore dei suoi genitori proprio per i suoi comportamenti.

Non sempre il senso di colpa è negativo

Le origini del senso di colpa
Foto di jplenio da Pixabay

Col passare del tempo il bambino prima – e l’adulto dopo – si convince di essere il responsabile di alcune situazioni, di essere cattivo (linguaggio infantile che si può utilizzare in fase adulta), di essere una cattiva persona e quindi di non meritare nulla di buono. Inizia così a mettere in atto azioni con l’obiettivo di non perdere l’affetto dell’altro, molto spesso adeguandosi alle situazioni, diventando un tappetino da calpestare, anche a costo della propria felicità.

Comunque dobbiamo pensare anche che, come tutte le cose, il senso di colpa non è sempre negativo, in quanto ci permette di porre più attenzione alle nostre azioni e conseguenze, oltre a metterci in discussione e ad assumerci le responsabilità nella società in cui viviamo. Quando diventa eccessivo, quando limita la nostra libertà, diventando penalizzante verso se stessi, ecco che si trasforma in un terribile drago che distrugge ogni cosa che ci circonda. Aumenta allora la nostra insicurezza e la convinzione di essere incapaci di poter fare le cose bene, di poter essere apprezzati o di danneggiare gli altri.

Senso di colpa e senso del dovere

girl RaphaelJeanneret
Foto di RaphaelJeanneret per Pixabay

In genere chi vive il senso di colpa utilizza quasi sempre la parola “devo”: “Non devo farla/o soffrire”, “Non dovevo farlo”, “Devo aiutarlo/a, altrimenti non potrò perdonarmelo”, “Devo essere disponibile”.
Ci si sente in colpa tutte le volte in cui ciò che pensiamo o facciamo non corrispondono ai nostri ideali, a ciò che abbiamo appreso. Pensate a quelle volte in cui magari avete sentito frasi del tipo: “Devi/dovresti vergognarti per ciò che hai fatto”, “Devi fare di più se vuoi riuscire nella vita e essere considerato dagli altri”, “Devi sforzarti nella vita se vuoi essere qualcuno”.

Nel momento in cui non rispettiamo questi input, la frustrazione, la rabbia, la vergogna, il rifiuto di sbagliare, prendono il sopravvento. Il senso di colpa, quindi, è la conseguenza di regole, divieti e ordini assorbiti, interiorizzati in tenera età. La conseguenza è il non considerare i propri bisogni e obiettivi. Il senso di colpa non è una malattia o uno squilibrio psichico, ma può creare vari problemi e disagi.

È possibile liberarsi dal senso di colpa?

nobody is perfect di Alexas Fotos 1La risposta è sì, anche se non è semplice. Senz’altro sarebbe importante parlare con un professionista per riuscire a capire cosa è alla base di questa emozione complessa e trasformarla da limite a risorsa. Ma, al di là di questo, è importante imparare a gestirlo, ad esempio riconoscendo che si può sbagliare e che la perfezione non esiste, quindi riconoscere e accettare i propri limiti: non si può saper fare tutto e in modo perfetto.

Occorre inoltre evitare i confronti perché determinano un ulteriore peggioramento del proprio stato d’animo perché si affrontano sempre da prospettive negative. Ma soprattutto porsi la domanda: “Come mi comporterei se non mi sentissi in colpa? Cosa mi piacerebbe fare?”. Questo permette di riuscire a vedere o almeno a intravedere i propri desideri, bisogni, che vengono spesso annientati da questa colpa non sempre reale.

L’immagine di copertina è di Pixabay.

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