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Le ferite dell’infanzia

Terry BrunoPsicologia4 months ago2 Views

Come i vissuti dell’infanzia possono influenzare il presente

a cura di Terry Bruno pubblicato su Karmanews

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Che cosa, quindi, ci fa stare male o determina complicazioni nella nostra vita da adulti?

Terry Bruno
La psicoterapeuta Terry Bruno.

A volte scattano dei disagi improvvisi, dovuti a cause che non sempre comprendiamo, non ci si sente all’altezza degli altri, oppure si ha paura di essere abbandonati, o ancora non degni di essere amati. Tutto questo dipende in realtà da qualcosa che abbiamo vissuto.

Quando nasciamo iniziamo un viaggio in cui affrontiamo alcuni passaggi difficili e altri meno complicati. In genere non ci accorgiamo di come la nostra vita evolve. 

Ci può sembrare che tutto proceda per il meglio quando all’improvviso proviamo un senso di disagio, di paura, di panico. Non riusciamo a capire cosa ci stia succedendo.

Altre volte invece siamo consapevoli che qualcosa nella nostra infanzia è stato poco piacevole. Ci riferiamo spesso al rapporto con il caregiver, cioè con la persona che si è preso cura di noi da piccoli, in genere la madre, fornendo sicurezza, conforto e supporto emotivo. Che cosa, quindi, ci fa stare male o determina complicazioni nella nostra vita da adulti?

Due circuiti cerebrali:  l’amigdala e l’ippocampo

ai generated da AiCanvas
Immagine ai-generated-da AiCanvas da Pixabay.

Buona parte della personalità si forma durante l’infanzia e può essere plasmata da vari eventi. Se esaminiamo dal punto di vista neurologico, che cosa avviene dentro di noi in seguito a traumi o condizionamenti, abbiamo due tipi di circuiti cerebrali: quello dell’amigdala che immagazzina la parte emotiva di un ricordo, di un’esperienza, e quello dell’ippocampo e della neocorteccia che esprime la parte logico-razionale.

L’amigdala ha un ruolo fondamentale perché, grazie ad essa, la nostra parte emotiva può impressionarsi nella memoria anche senza alcuna consapevolezza del ricordo che l’ha scatenata, per poi emergere velocemente in seguito a determinati pensieri o situazioni che ricalcano ciò che abbiamo vissuto da bambini per traumi o ferite. In seguito alla rapidissima attivazione del circuito dell’amigdala, noi proviamo emozioni e sintomi inaspettati. Per fortuna non rimaniamo sempre legati a questa continua attivazione emotiva, perché vivremmo in perenne agitazione.

Ciò che ci salva da questo stato è l’altro circuito, dell’ippocampo e della neocorteccia, che ci calma, ci rende più lucidi e così siamo in grado di poter affrontare le situazioni. Mentre il primo circuito è velocissimo, il secondo è un po’ più lento, in genere impiega qualche minuto. Se però esso richiede più tempo o non interviene, allora ci si sente invasi da forti emozioni. Ed ecco l’insorgenza di un attacco di panico, oppure della paura di perdere il controllo, o di vivere una tristezza profonda o di avere uno scoppio d’ira travolgente.

Le ferite dell’infanzia: la paura dell’abbandono

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Foto di Simedblack da pixabay

Queste nostre reazioni sono spesso dovute a ferite formatesi durante l’infanzia. Esse sono molto comuni. Pensate che circa il 78% dei bambini al di sotto dei 5 anni ha subito un trauma. In questo articolo ci riferiamo a quelle ferite che lasciano un segno nella nostra esistenza e che è importante conoscere per poterle superare.

La prima ferita che prendiamo in considerazione è quella di sentirsi abbandonati. Una percezione che i bambini sviluppano quando il caregiver non è in grado di proteggerli dalle paure, o lascia la famiglia, oppure scompare senza alcuna spiegazione. In genere sono bambini che hanno vissuto per molto tempo da soli, lasciati a loro stessi, o cresciuti da altri, o non hanno avuto le attenzioni di cui avevano bisogno.

La conseguenza è un grande stato d’insicurezza e una profonda dipendenza emotiva perché hanno paura di essere abbandonati nuovamente. Questo timore può influenzare le decisioni future e le relazioni che si potrebbero vivere.

Mi spiego meglio. La paura di essere abbandonati può portare ad abbandonare prima. È come se si avesse dei filtri o degli occhiali che deformano la realtà, facendo riscontrare negli altri elementi spesso non reali. Il vero problema è che, chi vive tale situazione, si mette nelle condizioni di creare uno stato di disagio nella relazione che può sfociare nella rottura e quindi confermare la sua paura (profezia autoavverante).

Qoesta paura, in pratica, può essere la conseguenza di una mancanza di compagnia o di protezione, come nel caso dell’arrivo di un nuovo bambino, senza che venga coinvolto chi già c’era, o quando i genitori non sono disponibili, anche se presenti (gli “aspetta” continui e che non si concretizzano mai). Ci sono anche casi in cui alcuni genitori non si legano molto ai propri figli per paura di essere abbandonati.

Il rifiuto e l’umiliazione

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Foto di cottombro da Pexels.

In età adulta possiamo vivere la sensazione di non essere desiderati e di non essere abbastanza per meritare affetto e comprensione. Questo è la conseguenza di situazioni di rifiuto vissute da bambini da parte di genitori o da figure di riferimento, o anche da amici.

Tale paura porta a un isolamento interno ed esterno che, a sua volta, provoca l’allontanamento dagli altri. Il rifiuto da parte dei genitori può avvenire perché il figlio è nato nel momento sbagliato, o per un errore di attenzione, o perché lo si identifica come uno dei genitori o non è come si voleva che fosse.

Un’altra ferita è dovuta alle continue critiche ricevute durante l’infanzia che vanno a intaccare l’autostima. Questo può avvenire sia in casa che fuori. È il trauma dell’umiliazione, che porta da adulti a vivere relazioni di dipendenza, perché non ci si ritiene in grado di potercela fare da soli. Ma può anche succedere che si applica lo stesso copione di vita vissuto da bambini e si diventa critici e umilianti verso gli altri. In questi casi, bisogna lavorare sulla propria autostima e sulla propria autonomia, evitando di dipendere troppo dagli altri o trattarli male.

Le altre due ferite: il tradimento e l’ingiustizia

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Foto di Vika_Glitter da Pixabay.

Quanti hanno difficoltà ad avere fiducia negli altri? Ebbene questo è dovuto a situazioni in cui, da piccoli, ci si è sentiti traditi da qualcuno di cui ci si fidava. Questo può comprendere inganno, abbandono o situazioni in cui le promesse non vengono mantenute.

Ad esempio, i genitori promettono a un bambino di partecipare a un evento importante nella sua vita e poi non mantengono la promessa. Da adulto avrà una personalità insicura, gelosa, piena di paure e compulsiva e crederà che gli altri siano inaffidabili. La ferita è quella del tradimento.

Ed infine abbiamo il senso d’ingiustizia che si può vivere, e che può comportare una difficoltà nel prendere decisioni. Sin da piccoli noi siamo in grado di valutare se una cosa è giusta o meno e, quindi, se veniamo trattati ingiustamente o inegualmente. Tale sensazione può essere il risultato di favoritismi, punizioni ingiuste o situazioni in cui ci si sente emarginati.

Ad esempio, un bambino vede suo fratello ricevere un trattamento preferenziale dai suoi genitori e può pensare che la vita è ingiusta perché non riceve lo stesso amore e attenzione. Il risultato è che viene trasmessa l’idea di non meritare l’altrui attenzione. Da adulti ci sarà la convinzione che la vita è piena di doveri, che non c’è spazio per il piacere e che occorre tenere tutto sotto controllo.

Un confine molto labile

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay 1
Foto di PublicDomainPictures da Pixabay.

Le ferite dell’infanzia hanno varie sfumature e spesso il confine tra loro è molto labile tanto da sovrapporsi e confondersi.

Cosa fare? Per prima cosa riconoscere ciò che è avvenuto nel nostro passato e che oggi ci fa male, oltre ad accettare ciò che stiamo provando. S’inizia, così, a elaborare quello che è successo.

Alcuni di questi traumi riusciamo a superarli da soli, ma molto spesso abbiamo bisogno di qualcuno, un professionista, che ci conduca per mano verso un’altra prospettiva e che c’insegni nuovi comportamenti più sani e funzionali per il nostro benessere.

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