Da sempre siamo stati abituati a considerare l’adolescenza come una fase di disagio e di sofferenza. Tutto questo è vero solo in parte! Secondo la più recente letteratura si è visto che lo sviluppo umano avviene attraverso l’intero ciclo di vita, per cui l’adolescenza non è quindi la fine di una fase evolutiva. Siamo dunque tutti degli eterni adolescenti in continua evoluzione? Per certi versi sì!
Un altro mito da sfatare è quello che gli adolescenti affrontano lo sviluppo in modo lineare e uguale per tutti. Quante volte si sente ripetere “Gli adolescenti sono tutti uguali!” “É il periodo dell’adolescenza, poi gli passerà…”. In realtà non è vero che tutti i ragazzi affrontano il loro sviluppo attraverso percorsi fissi e uguali. Al contrario, i percorsi sono molto differenziati in relazione anche ai vissuti sociali e familiari dell’adolescente.
Avete mai pensato che in alcune società primitive l’adolescenza non esiste? Mentre nella società occidentale l’adolescenza è sempre più lunga? Perché avviene questo?
Senza entrare troppo nei concetti teorici, possiamo affermare che l’adolescenza è una fase dello sviluppo umano in cui il ragazzo “interagisce” con l’ambiente familiare, la scuola, le condizioni di lavoro dei genitori, le scelte politiche etc… Praticamente attraverso queste continue interazioni costruisce la sua identità, i suoi valori, le credenze, le regole sociali …Ed è qui che, allora si inseriscono quelli che vengono chiamati i “compiti di sviluppo” che sono universali per tutti gli adolescenti. Vediamone alcuni:
Questi compiti di sviluppo furono individuati dagli psicologi statunitensi negli anni 50, ma è chiaro che essi vanno considerati e adattati al contesto sociale e storico-culturale. Quello che è importante sottolineare è che l’adolescenza è proprio una fase della vita nella quale maggiormente si sperimenta sé stessi e i propri limiti. Per questo motivo gli adolescenti possono mettere in atto dei comportamenti pericolosi per sé stessi e gli altri, sia nell’immediato che a lungo termine, come ad esempio:
In tutti questi comportamenti è probabile che influiscano anche gli atteggiamenti e i modelli familiari e del gruppo dei pari.
Consideriamo le influenze del gruppo dei pari.
Il gruppo, in adolescenza, è davvero fondamentale per il percorso di crescita e la costruzione dell’identità. Quando pensiamo a un adolescente, in effetti, lo immaginiamo insieme ad altri adolescenti, immerso in un gruppo, come in un habitat naturale. L’adolescente si stacca dalla famiglia per identificarsi nel gruppo. I Suoi bisogni di accudimento rispetto all’infanzia non sono più gli stessi. Cosa succede quindi con i genitori? Questi diventano non più delle esclusive figure di attaccamento, ma assumono il ruolo di regolatori emotivi, accrescono e rinforzano le abilità sociali e aiutano l’adolescente nel processo di autonomia e indipendenza. Il giovane si stacca dalla famiglia perché trova piacere nell’esplorazione e nell’interazione con i pari.
Il gruppo, quindi, diventa luogo di sicurezza affettiva, di intense esperienze emotive, di elaborazione dell’identità. Far parte del gruppo significa riconoscersi in altri e con altri, condividere motivazioni e paure. Nell’attuale società postmoderna, i luoghi virtuali degli incontri e l’essere continuamente in contatto, caratterizzano le nuove generazioni e, quindi, le qualità dei gruppi che hanno oggi un carattere più fluido e confini meno definiti. Si può velocemente e facilmente transitare da un gruppo all’altro nel reale e nel network.
Però il gruppo può influenzare negativamente, trasformandosi in banda e branco. In questi casi si parla spesso di “pressione dei pari”. I genitori spesso si preoccupano della pressione dei coetanei, in particolare in relazione ad attività che possono portare alla dipendenza, come l’uso di alcool, droghe, comportamenti sessuali, e in misura minore, cibo e abitudini alimentari, videogiochi, giochi d’azzardo, acquisti e spese e attività illegali.
Gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili alla pressione dei coetanei, perché sono in una fase di sviluppo in cui cercano di separarsi dall’influenza dei genitori, ma non hanno ancora stabilito i propri valori e le conseguenze del loro comportamento. In questa fase ricercano l’accettazione sociale.