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VERSO IL SOLE VIA DALLA VIOLENZA

Terry BrunoPsicologia4 years ago1 Views

VERSO IL SOLE VIA DALLA VIOLENZA

“La Poesia, una terapia per la sopravvivenza”

Quando si subisce qualsiasi tipo di violenza, la mente e il corpo sembrano non essersi dissociati da quel momento lì, nonostante lo scorrere del tempo.  Chi è vittima di violenza, da quell’istante in poi, vive in funzione di essa, tutto quello che succede è solo un contorno irrilevante rispetto all’evento traumatizzante. Così mentre la vita continua, si resta lì, fermi come degli spettatori.

Le emozioni che si provano subito dopo possono essere molteplici e si amplificano quando non si riesce ad agire per affrontarle.

Tra queste, la rabbia è una di quelle emozioni che molti hanno in comune nei confronti del “carnefice”.

La rabbia nasconde in sé una grande sofferenza, e se essa non viene incanalata nel giusto modo, il dolore scava dentro ancor di più sovrastando l’esistenza.

L’argomento violenza, seppur così duro, ricopre un ampio spettro dentro il quale si annida la violenza contro le donne.

Essa si declina in varie modalità: fisica, sessuale, psicologica, domestica, assistita.

Le donne che la subiscono sono in crescita esponenziale e la reazione a tutto ciò merita indistintamente comprensione.

C’è chi reagisce alla violenza chiudendosi in sé, accompagnati dal silenzio e dalla vergogna, addossandosi almeno in parte e inconsciamente colpe non proprie. E’ qui che nasce quasi un desiderio di provare rabbia con la convinzione che essa sia un traguardo e quindi un mezzo di reazione utile al superamento del trauma, un muro che protegge dalle ferite.

La forza scaturita dalla trasformazione della rabbia conduce le donne a volerne parlare e volere esternare il loro vissuto.

Lo si fa non per richiamare alla mente la stessa aggressione in chi l’ha subita, ma con la speranza di diventare un punto di riferimento rompendo il silenzio, per coloro che non ancora hanno raggiunto la consapevolezza.

Questo tipo di ferite sono un punto di forza e non un aspetto per cui nascondersi provando vergogna.

Sono tante le modalità che abbiamo a disposizione al giorno d’oggi per esternare il dolore e rifiorire.

Un esempio concreto di donna che del proprio dolore ne ha fatto un punto di forza e fonte di rinascita è la scrittrice, poetessa, illustratrice e femminista Rupi Kaur, una normale venticinquenne che fa i conti con i demoni violenti del passato e attraverso la Poesia esprime la propria essenza e la accompagna con delle illustrazioni per rafforzarne il concetto.

“ci sono giorni

in cui la luce vacilla

e allora ricordo che

la luce sono io

entro e

la riaccendo

-energia”

Questo viaggio ha un nome: milk and honey, è  il nome del suo best-seller. Latte e miele, appunto, riportano alla sua cultura indiana e rappresentano due sostanze cariche di significato, in grado di curare alcune patologie.

In questo libro si mette a nudo attraverso 180 poesie, che si susseguono in armonia una dopo l’altra, e acquisiscono un significato profondo e crudo.

Si immerge nell’esperienza della violenza sessuale e della violenza familiare ma crescendo a poco a poco riesce a “riprendersi” il suo corpo.

Un processo di grande importanza, perché per i sopravvissuti sapere che quello che ti è stato rubato non è perso per sempre ma sarà sempre tuo è essenziale, ti salva.

Nei capitoli successivi affronta l’amore e il dolore che quest’ultimo porta con sé: il suo messaggio è come attraversare quel dolore, oltrepassarlo e redimere, ma al tempo stesso onorarlo e celebrarlo appieno.

“voglio un corteo

voglio musica

voglio coriandoli

voglio la banda che suona

per quelli che sopravvivono in silenzio

voglio una standing ovation

per ogni persona che

si sveglia e va verso il sole

pur avendo in sé un’ombra

che la trascina indietro”

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