a cura di Terry Bruno pubblicato su Karmanews

Una storia d’amore che parla di scontri tra culture diverse, emozioni e arti marziali.
Titolo La Citta Proibita
Regia Gabriele Mainetti
Genere Drammatico
Distribuzione PiperFilm
Cast Enrico Borrello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Luca Zingaretti
Anno 2025
Paese Italia
Durata 137 minuti
Data di uscita 13 marzo 2025
La Città Proibita è un film del 2025 diretto dal regista Gabriele Mainetti che esplora il tema dell’immigrazione e di come due culture diverse come quella cinese e italiana si possono incontrare e integrare. Il regista con estrema bravura porta il kung fu nella città eterna, Roma, che fa da sfondo con i suoi meravigliosi monumenti a un’umanità con le sue varie sfaccettature. Una città bellissima e suggestiva in continua metamorfosi e con quegli aspetti di criminalità quotidiana romana che cerca di convivere con quella cinese.
Dopo le prime immagini girate in Cina nel periodo degli anni ‘90, in cui vediamo la protagonista Mei bambina, interpretata dalla bravissima stunt Yaxi Liu, la ritroviamo, trent’anni più tardi, che combatte abilmente in una cucina di una trattoria romana, in Piazza Vittorio.
A farne le spese è Marcello (Enrico Borriello) cuoco e proprietario della trattoria Da Alfredo insieme alla madre Lorena (Sabrina Ferilli). Marcello si trova al posto sbagliato in un momento ancora peggiore.
Mei giunge nella capitale alla ricerca della sorella maggiore, Yun, arrivata in Italia in cerca di fortuna e di cui non ha più notizie.
C’è anche il tema della natalità in Cina
Nelle prime sequenze, viene trattato con delicatezza il tema della natalità in Cina. Come molti sapranno, sino ad alcuni anni fa la politica cinese vietava di avere più di un figlio, per cui le famiglie tentavano di nascondere il secondogenito, come nel caso di Mei, costretta a vivere nell’ombra.
Lo stretto legame con la sorella, unica amica durante la sua crescita isolata, la porterà a Roma, per scoprire cosa le fosse successo. Le sue grandi abilità nelle arti marziali acquisite durante l’infanzia, grazie agli insegnamenti del padre, saranno la sua arma vincente per combattere la malavita cinese nelle cui grinfie era caduta Yun, diventando una prostituta.
A complicare le cose, ci si mette anche la malavita romana, con lo strozzino e boss del quartiere, Annibale (Marco Giallini), che sfrutta gli immigrati a suo piacimento e amico di vecchia data di Alfredo (Luca Zingaretti).
Nel personaggio di Annibale possiamo cogliere quella paura del cambiamento, che si può riscontrare sempre più al giorno d’oggi, della società in cui si vive. Annibale reagisce a questa non accettazione della trasformazione multiculturale che spaventa, cercando di mantenere a tutti i costi lo status quo, che sia il pizzo da riscuotere o il suo solito tavolo al ristorante Da Alfredo.
Mei non è l’espressione, come molti potrebbero pensare, di quell’immagine della Cina di kung fu con acrobazie spettacolari miste a botte e calci, ma porta con sé un forte bagaglio emotivo che lo spettatore può notare in ogni sua espressione e gesto. Il non arrendersi mai di fronte agli ostacoli che le si presentano, anche a rischio della propria vita, induce a riflettere sul significato della perdita, sulla resilienza e su quanto sia importante e difficile cercare di adattarsi e integrarsi in un mondo ostile.
Ma la città proibita non è Roma, come si potrebbe pensare, anche se sotto alcuni aspetti la si può identificare come tale, ma un locale cinese nel cuore di Piazza Vittorio, la Chinatown della capitale, gestito da Wang, proprio di fronte alla trattoria Da Alfredo, il cui proprietario Alfredo aveva lasciato nelle mani della moglie e del figlio per fuggire con l’amante. Ed è nel ristorante cinese che i destini dei due ragazzi s’incroceranno. Le differenze culturali tra i due, inizialmente motivo di conflitto, diventeranno terreno fertile per una crescente tensione che si trasformerà in una potente complicità.
La Città Proibita è una storia d’amore che parla di personaggi ammaccati, con delle fragilità e delle ferite. Possiamo dire, dal punto di vista psicologico, un luogo simbolico dell’inconscio, di quella parte profonda in cui albergano i propri segreti e inibizioni. La ricerca di Yun, scomparsa da tempo, diventa un pretesto per effettuare una riflessione più profonda su come gli eventi ti portino a cambiare e anche sul quel labile confine che alcune volte emerge tra giustizia e brutalità.
Interessante è anche l’aspetto psicologico del personaggio di Marcello, un individuo incastrato in una vita che non ha scelto, e che trova in Mei la scintilla per riscoprire se stesso. Quante volte ci si trova intrappolati in un continuum che non ci piace senza trovare un’alternativa, una motivazione che ci porti a buttarci nel vuoto e sperimentare il cambiamento? Cosa ci porta a vivere questo stato di stallo?
Spesso è la scarsa considerazione di noi stessi, il credere di non poter sperare in qualcosa di diverso, in pratica il rimanere nella propria confort zone, anche se non ci piace, ma la si conosce e si sa bene o male gestire.
Questo avviene perché le nostre certezze si basano sulle nostre esperienze, su ciò che abbiamo vissuto, ma soprattutto sulla percezione di noi stessi e degli eventi. Questo è ciò che viveva Marcello, sino al momento in cui, Mei è entrata nella sua vita, ma anche gli eventi che gli si presenteranno (non spoilero il film), daranno una svolta alla sua esistenza.
La Città Proibita non si limita a una semplice storia di vendetta, ma è una favola a più strati, in cui si esplora il percorso di trasformazione dei vari personaggi e il loro rapporto con la realtà circostante, mettendo in luce i temi quali quelli della giustizia, della brutalità e della possibilità di trovare un nuovo equilibrio, ma soprattutto della famiglia e dell’amore.
Un film da vedere.